Zanzibar: cose da sapere prima di partire

Quando uno pensa a Zanzibar, pensa a mare cristallino e resort di lusso per una vacanza relax all’insegna del dolce far nulla. Ma ci sono delle cose da sapere prima di prenotare un viaggio in questa meravigliosa isola.

  • Zanzibar non è solo mare.
    O meglio: Zanzibar e tutte le isole che compongono l’arcipelago hanno spiagge da paradiso in Terra e acque di un colore da tela dipinta, ma qui si tratta di entrare nel vivo, e scoprire i colori dei negozi di artigianato locale; la cultura intrisa di storia, quella storia che solo un’isola che ha subito la conquista di etnie così diverse tra loro, e che ha avuto un ruolo così importante in uno degli scenari più terribili nella storia dell’uomo, come la tratta degli schiavi, può restituire; i sorrisi bianchissimi e perfetti di chi ha solo quelli da offrire; la generosità delle persone.
    Le persone, la loro voglia di chiacchierare, di raccontare storie sulla loro cultura, e di ascoltare storie sulla tua.
Negozio di tele dipinte a mano
  • Certo, le sue spiagge ti faranno venire voglia di rilassarti sul posto e non muoverti mai più, ma la realtà è che Zanzibar offre una scelta molto ampia di posti da vedere ed escursioni da effettuare.
    Lo scenario può essere anche molto diverso a seconda del punto dell’isola in cui ci si trova.
    La zona settentrionale è quella che meglio si adatta a chi cerca mare da sogno e servizi a portata di mano: per questo motivo, più turistica delle altre.
    La zona orientale è più selvaggia ed è interessata dal fenomeno delle maree, per cui in momenti di bassa si potrebbe dover camminare parecchio prima di toccare l’acqua. Zona di venti, che l’hanno resa famosa per sport come il kitesurf, nonché di alghe, ma per motivi più che nobili: le donne coltivano, in filari creati apposta in mezzo al mare, alghe che in periodo di bassa marea raccolgono e vendono alle fabbriche di cosmetici, che le usano come addensante nella produzione di creme.
    La zona occidentale ospita la capitale, Stone Town, con un centro che pullula di storia, di cultura, di odori e di sapori, da vedere con i propri occhi e vivere con i propri sensi per poterla capire a fondo. Tutta la zona è verde, e per questo ricca di giardini in cui vengono coltivate le spezie, componente importante della cucina locale.
    Per non parlare delle escursioni in giornata che ti permetteranno di vivere il mare, le piccole isole e le lingue di sabbia, la foresta, vedere animali, visitare villaggi locali, e fare grasse risate con le simpatiche e allegre guide locali.
Tartaruga di Prison Island
  • Se credi di poter fare una vacanza in completo silenzio e senza parlare con nessuno, sei nel posto sbagliato.
    A meno che tu non passi la giornata nel resort lontano dalla vita reale, quando ti sposterai sulla spiaggia, noterai intorno a te un gran viavai di persone local, spesso in abiti tipici della minoranza etnica Masai (che in realtà è un popolo itinerante che vive sulla terraferma al confine tra Kenya e Tanzania) sempre in chiacchiera con qualcuno. Non temere, arriveranno anche da te!
    Ammetto che per me e mio marito, partiti totalmente inconsapevoli, è stato inaspettato trovarsi attorniati da persone che ci parlavano, tendenzialmente per provare a venderci qualcosa: braccialetti, targhe in legno intagliato, o escursioni che fossero. Sono i famosi beach boys. La verità è che sono tanti, e hanno tutti voglia di chiacchierare, ma dopo i primi momenti, impari ad apprezzare l’idea di scambiare due parole con tutti. Anche perché puoi essere chiarissimo nel rifiutare ciò che loro ti propongono, e vedrai che rimarranno lo stesso a scambiare con te storie di cultura, o anche solo qualche piacevole battuta di spirito.
    PS: quasi tutti a Zanzibar parlano l’inglese, in moltissimi sanno l’italiano, e chi non conosce né uno né l’altro ti insegnerà qualche parola in lingua swahili.
Beach boy sulla spiaggia di Paje
  • Ti racconto una storia: io e mio marito, appena atterrato il volo, usciamo dall’aeroporto e, nonostante avessimo ripetuto tante volte che stavamo aspettando il nostro driver già prenotato dall’Italia, veniamo assaliti da decine di persone che ci chiedono se vogliamo un taxi, con quale tour operator stiamo viaggiando, chi è il nostro driver e quale è il suo numero di telefono. Io, scocciata, ho già il fumo che mi esce dalle orecchie, quando uno di questi ragazzi si avvicina con il telefono all’orecchio, per avvisarci che il nostro driver è solo un po’ in ritardo ma in arrivo, un altro ci accompagna per farci sedere ad aspettare, un altro ci rivolge la parola per fare due chiacchiere nell’attesa.
    Lo ammetto: ero scettica, diffidente e mi sono chiusa in me stessa, pensando che volessero in qualche modo fare i furbi. La verità è che tutte quelle persone stavano cercando di aiutarci. Inutile dirlo: mi sono sentita una stupida, ottusa e mentalmente chiusa, e da quel momento, comunque con la dovuta attenzione, mi sono lasciata andare e mi sono fidata delle persone.
    Questa è una delle cose più belle del viaggio: c’è sempre un insegnamento, un pregiudizio che viene smontato, un abbandono delle difese.
    Apri la tua mente e fidati del genere umano.
  • Ma cosa si mangia a Zanzibar?
    Puoi scegliere tra ristoranti più o meno turistici e chic, che propongono più che tutto pesce, con dei prezzi che arrivano anche a essere alti come o più che da noi in Italia, complice anche la location solitamente vista mare; oppure, facendo due passi all’interno dei centri abitati, posti più spartani frequentati quasi esclusivamente dai local, in cui gustare piatti tipici della tradizione culinaria locale, tendenzialmente speziati, come il pilau a base di riso e carne, contando su prezzi decisamente più contenuti (una sera abbiamo mangiato in 6 con l’equivalente di 23€ totali).
Pilau di carne con verdure

Insomma, consigli per affrontare al meglio una vacanza a Zanzibar: assicurati di preparare un itinerario che integri le bellezze naturali dell’isola con la cultura locale, e goditi ogni momento di questo viaggio indimenticabile, lasciando spazio per la scoperta spontanea e l’interazione con gli abitanti del posto.

Lascia un commento